Preziosissimo Sangue



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Ottobre 2010

Riflessioni > RIFLESSIONI 2010/2011


Riflessioni: questo spazio è gestito ogni mese dal prof. Antonio Grassi


IL MINESTRONE

Il minestrone di mamma non era soltanto qualcosa da mangiare. Diventò simbolo di molte altre cose: sicurezza, bontà, salute, rivelatore economico, unione e un'espressione d'amore tangibile. Quasi tutti i gruppi etnici hanno la propria minestra: zuppa di pollo, won ton, di miso, menuda, di cipolle, tra quelle che mi vengono in mente.
Possediamo tutti ricordi d'infanzia che si rifiutano di morire e che ci fanno rivivere in continuazione momenti del passato. Uno di questi era l'odore proveniente dalla pentola del minestrone. Ancora la vedo, adagiata sui fornelli in tutta la sua bellezza smaltata e il contenuto in perenne ebollizione che emette vapore simile a un vulcano addormentato.
Tornando a casa da scuola ne fiutavo l'aroma fin dalla strada e quando entravo nella veranda, sul retro, l'odore mi sopraffaceva. Che mamma lo stesse curando con un lungo mestolo di legno, rimestando, o che fosse lontana dai fornelli, sapevo di essere tornato a casa.
Non esiste una vera e propria ricetta per il minestrone. Ricordo che si cominciava con un po' d'acqua e con alcuni ossi di manzo che mamma riusciva a farsi regalare dal macellaio (in seguito cominciò a farglieli pagare qualche penny, cosa che lei trovava oltraggiosa). All'acqua in cui bollivano gli ossi già da un po' si aggiungeva la verdura: cipolla, pomodori, cavolo, carote, fagioli, piselli, aglio (naturalmente!), e infine pasta di vario tipo e grandezza. Ho sempre sospettato che, come in ogni piatto che mamma cucinava, ci fosse uno speciale ingrediente segreto. In questo caso notai che se la minestra non era saporita o era troppo densa, aggiungeva una generosa spruzzata di vino, rimestava e la lasciava andare al suo lento e gentile bollore.
Ci sono tante cose che mi vincolano al mio passato, ma ben poche sono state più durature del minestrone di mamma. Diventò per la famiglia un rivelatore economico più accurato di Wall Street. Potevamo dedurre la nostra situazione economica dalla densità del minestrone: un bel brodo fitto indicava che ai Buscaglia andava tutto bene, una minestra acquosa invece denotava tempi magri, meno ricchi. Per quanto abbondante fosse il cibo servito a casa nostra, non si buttava via mai niente. Andava a finire tutto nella zuppiera.
Il minestrone era curativo. Soddisfava le esigenze sia del corpo sia della mente. A qualsiasi ora del giorno o della notte un membro della famiglia tornava a casa era sempre ora di minestrone. Se papà lavorava fino a tardi - e facendo il cameriere succedeva più spesso che mai - mamma si alzava da letto con indosso la vestaglia di cotone, i lunghi capelli castani sciolti sulle spalle in morbide onde, e si sedevano davanti ad un piatto di minestra. Più che altro lei stava ad ascoltarlo mentre mangiando lui le raccontava le tribolazioni e le discussioni o le gioie e i successi della giornata.
Se ci facevamo male il rimedio della mamma era immancabilmente un cerotto, un abbraccio e una scodella di minestra. Guariva raffreddore, febbre, il mal di testa, l'indigestione, il mal di cuore e la tristezza.
Quante volte un piatto di minestrone è servito a riunirci con calore e gioia? Era un atto di comunione. Se qualcuno passava a trovarci, estranei compresi, ben presto ci saremmo trovati tutti intorno al tavolo della cucina a chiacchierare davanti ad un piatto di fumante minestra. Serviva da prima colazione, da veloce pranzo e da spuntino di mezzanotte. A volte era persino un segnale per qualcuno che aveva voglia di parlare.
Mamma morì dieci anni fa circa, sei prima di papà. La casa non fu più la stessa. Qualcuno spense il gas sotto il pentolone della minestra il giorno dopo il funerale e con quella fiamma se ne andò tutta un'era.
Oh, è ovvio che a casa mia si prepara ancora il minestrone di tanto in tanto. Ma in quantità minori e solo in particolari occasioni. Il calore rassicurante che riempiva la casa ora manca. Anzi, i più piccoli dicono che fa puzzare la casa, che riempie troppo, o che dopo un po' li nausea.
Sono ben poche le cose su cui poter contare oggigiorno.
Ci vorrebbero più zuppiere colme di minestrone nel mondo. Desidero ancora la sua sicurezza, il suo aroma, il suo gusto. Sono certo che vi sono ancora case su questa terra dove bollono ancora simili minestre. Che bollano a lungo!


(Tratto dal libro Autobus per il Paradiso di Leo Buscaglia pag.67ss)

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